La Valle Albano deve il suo nome alla presenza dell’omonimo torrente che scorre nel fondovalle e dopo un percorso di circa quattordici chilometri sfocia nel lago di Como, nei pressi di Dongo. Le acque del torrente Albano sono difficili da osservare per chi transita sui sentieri che percorrono le pendici dell’area protetta, perché scorrono quasi costantemente nascoste in profonde gole e forre coperte dalla vegetazione; tuttavia il percorso del torrente si individua facilmente risalendo con lo sguardo dal fondovalle verso la bocchetta di Sommafiume, dove è situata la sorgente principale, a circa 1750 m di quota. Nel corso d’acqua confluiscono anche diversi affluenti provenienti da valli laterali, dai locali chiamate lami, corte e profondamente incise, che solcano soprattutto il versante occidentale della Valle Albano.
Il torrente Albano ha tutte le caratteristiche di un classico torrente montano, con un corso prevalentemente rettilineo, acque fredde e ben ossigenate e un regime idrico fortemente influenzato dalle precipitazioni, alle quali in primavera si associano le acque derivanti dallo scioglimento della coltre nevosa, spesso abbondante.
Queste caratteristiche ne fanno l’ambiente ideale per il rappresentante più tipico dell’ittiofauna dei nostri torrenti montani: la trota fario (Salmo trutta fario), che qui è il pesce più comune. Le acque del torrente Albano, nei tratti del fondovalle immersi nella faggeta costituiscono un importante habitat riproduttivo per la Salamandra pezzata (Salamandra salamandra), l’unico anfibio nostrano che non depone uova, ma “partorisce” delle piccole larve già completamente autosufficienti, nei tratti più calmi e meno accessibili dei torrenti, al riparo dalla corrente e da possibili predatori come la trota. Anche gli invertebrati acquatici sono molto ben rappresentati, con popolamenti tipici dei corsi d’acqua che non manifestano fenomeni di inquinamento. Molti di questi invertebrati sono insetti che trascorrono le fasi larvali nei corsi d’acqua e che evidenziano notevoli adattamenti alla vita in ambienti caratterizzati da velocità della corrente elevate. Fra i più curiosi vi si trovano molti efemerotteri appartenenti alla famiglia Heptageniidae dal caratteristico corpo fortemente appiattito, che consente loro di aderire saldamente al substrato, al quale si aggrappano grazie alle unghie presenti all’estremità delle zampe. Altrettanto curiosi sono i comuni tricotteri, noti anche come portasassi, per l’abitudine delle larve di costruire con sabbia e sassolini dei foderi nei quali vivono e che funzionano come una zavorra, appesantendo e proteggendo l’animale. Questi invertebrati sono alla base dell’alimentazione del merlo acquaiolo (Cinclus cinclus): un abile nuotatore in grado di spostarsi sott’acqua rovistando fra massi e ciottoli alla ricerca delle sue prede. |