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Le faggete
I boschi di conifere

Gli arbusteti
Le praterie
Pozze - ambienti umidi
Le rupi e i ghiaioni


Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale
della Valle Albano

Il riconoscimento del Parco Locale di Interesse Sovracomunale “Valle Albano” ha costituito la cornice più adeguata per condurre in modo continuativo azioni di valorizzazione e tutela del significativo patrimonio ambientale e culturale dell’alta Valle Albano. Il territorio si è prestato bene a concretizzare tale strategia generale di conservazione per il concorrere di alcune favorevoli condizioni: esso si colloca infatti entro una Zona di Rilevanza Naturale e Ambientale di cui alla legge regionale 86/1983 e nel contesto di un Ambito di Massima Naturalità del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale; inoltre si sovrappone ad una Oasi di protezione faunistica istituita dalla Provincia di Como alcuni decenni or sono ai sensi della normativa sull’esercizio venatorio e la tutela della fauna, ed è oggetto da svariati anni di frequentazione escursionistica, per la presenza di rifugi di gestiti dal CAI, posti lungo il percorso dell’Alta Via del Lario.
La stipula del protocollo d’intesa e la creazione del Laboratorio di Ricerca e Didattica Ambientale hanno accelerato il processo di formazione della nuova area protetta, istituita dal Comune di Germasino nel contesto del proprio Piano Regolatore Urbanistico Generale adottato il 16 dicembre 2003 ed approvato dalla giunta regionale in data 8 ottobre 2004. Successivamente il nuovo parco, esteso su oltre 650 ha, è stato formalmente riconosciuto dalla Provincia con deliberazione di giunta in data 17 novembre 2005; a seguito di tale atto, il PLIS è entrato a far parte del sistema della aree protette regionali.
Il fatto che il PLIS sia costituito da un solo Comune, che ne è pertanto anche l’ente gestore, costituisce un’anomalia ammessa dalla normativa in presenza di un interesse sovracomunale dell’area. Tale interesse è stato certificato dalla Provincia all’atto del riconoscimento, in quanto testimoniato dalla rilevante ampiezza del territorio, dalla sua collocazione alla testata di una valle alpina confinante con altri bacini idrografici e dal rilevante ruolo che il territorio riveste quale “area sorgente di biodiversità”.
Va altresì sottolineato che, in prospettiva, una strategia generale di valorizzazione della montagna altolariana potrà comunque prevedere, qualora sussistano le volontà locali, un graduale ampliamento dell’odierno PLIS, sia attraverso il coinvolgimento dei Comuni limitrofi sia, nel lungo periodo, mediante la creazione del più vasto Parco del Camoghé, per la cui realizzazione si è da tempo attivata la Comunità Montana Alto Lario Occidentale, anche attraverso intese di natura transfrontaliera.
Contestualmente all’atto di riconoscimento, la Provincia ha anche approvato le “Modalità di pianificazione e gestione “. Esse prevedono che la pianificazione ambientale del parco avvenga tramite un Programma Pluriennale degli Interventi (PPI), di durata triennale, approvato dal Comune previo parere tecnico della Provincia.
Nella sua attività l’ente gestore si attiene alle seguenti linee programmatiche: la conservazione e/o il ripristino degli ambienti naturali e seminaturali, la salvaguardia degli elementi connotativi degli habitat di ambiente alpino, la progressiva eliminazione delle specie floristiche e faunistiche alloctone e/o infestanti a vantaggio dei genotipi locali, la salvaguardia e la ricostituzione del paesaggio tradizionale, la sistemazione con tecniche naturalistiche delle rive dei corsi d’acqua e delle torbiere, il recupero con tecniche di ingegneria naturalistica dei versanti dissestati, il ripristino di sentieri ed edifici rurali con tecniche ecocompatibili, il recupero e la valorizzazione del patrimonio etnografico e storicoculturale, la creazione di percorsi naturalistici, storici ed etnografici nonché di aree di sosta attrezzate, la promozione di iniziative per la fruizione ricreativa, didattica e culturale del parco, ivi compresa la creazione di strutture decentrate quali “porte del parco” o sportelli, il sostegno alle attività economiche tradizionali, con particolare attenzione a quelle agrituristiche, pastorali ed escursionistiche, la creazione di una rete di scambi culturali, scientifici ed economici con le aree limitrofe e con altre aree protette, il coinvolgimento di enti, associazioni ed istituti di ricerca nelle attività del parco.

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