Durante il Triassico Superiore (circa 215 milioni di anni fa) le Alpi Meridionali costituivano un’ unica enorme piattaforma marina dai bassi fondali, situata al limite orientale della Pangea, che riuniva tutte le terre emerse in un unico grande continente.
La piattaforma marina era un ambiente omogeneo di mare basso caldo e soprasalato, tuttavia verso la fine del Triassico iniziava ad essere interrotta dall’apertura di una serie di bacini più profondi, disposti
secondo un’asse nordsud, lungo tutte le Alpi Meridionali e in Austria: questi bacini rappresentano i primi segnali di apertura dell’Oceano Atlantico. Il clima e l’ambiente nelle terre emerse attorno a questi bacini era semi arido, non troppo diverso da quello dell’attuale Mar Rosso. Verso la fine del periodo però dati geochimici e la presenza di pollini fossili indicano condizioni più umide.
I bacini che incidevano la grande piattaforma erano profondi e la circolazione dell’acqua era limitata alle zone più superficiali, mentre nelle zone profonde ristagnava, creando un ambiente inospitale, privo di ossigeno e quindi inadatto alla vita. Sui fondali non vi erano perciò organismi necrofagi o decompositori che potessero distruggere i resti degli animali e vegetali morti provenienti dalla massa d’acqua superficiale o dalle zone emerse circostanti. Questi organismi venivano quindi seppelliti dai sedimenti e così, sfuggiti alla decomposizione, hanno subito il processo di fossilizzazione e sono stati conservati nella pietra fino ai nostri giorni. Una testimonianza di grande valore sulla diversità dei viventi che popolavano le Alpi Meridionali in quei tempi lontani.
Lungo le rive e nei fondali bassi vicino alla costa, dove l’acqua era ancora ricca di ossigeno, vivevano echinodermi (ricci di mare, crinoidi ed ofiure), bivalvi, gasteropodi, rari coralli solitari e numerosi crostacei, insieme ad un’incredibile varietà di pesci. Dobbiamo ricordare infatti che il Triassico superiore è un momento chiave per l’evoluzione dei pesci ossei, con il passaggio da forme più primitive, i Paleopterigi, ai Neotterigi, che comprendono i pesci moderni.
Insieme ai pesci vi erano numerosi rettili marini: gli ultimi Talattosauri, dal muso allungato e corpo fusiforme che nuotavano per mezzo della lunga coda, mentre gli arti brevi, ma robusti, permettevano di muoversi anche sulla terraferma; i Placodonti che somigliavano a delle tartarughe (con cui però non erano imparentati) per via della corazza dorsale appiattita, ma avevano una coda lunga e denti enormi ed appiattiti (da cui il nome) che servivano a triturare i gusci dei molluschi che costituivano il loro cibo.
Sulle isole che circondavano questi bacini vi era una vegetazione costituita soprattutto da conifere, erano presenti insetti e varietà di rettili adattati ai modi di vita più diversi:
i Fitosauri, simili a coccodrilli per forma e dimensioni vivevano lungo la costa, gli Pterosauri o rettili volanti, (i più antichi che si conoscano) vivevano come gabbiani, cacciando pesci.
I Protorosauri dal lungo collo rigido grazie alle zampe posteriori molto più lunghe di quelle anteriori, potevano assumere una postura bipede durante la corsa, come fanno oggi certe lucertole tropicali, ad es. il Basilisco Americano o il Clamidosauro australiano.
I Drepanosauri erano dei curiosi rettili adattati alla vita arboricola, con la coda prensile, zampe con lunghi artigli e dita opponibili che consentivano loro di afferrarsi ai rami sottili.
Essi probabilmente catturavano insetti con uno scatto della testa, armata di fauci appuntite, che veniva proiettata estendendo il lungo collo robusto e sottile. La qualità di conservazione di questi fossili è molto alta, tanto da aver consentito l’interpretazione e la corretta classificazione di forme simili ritrovate in giacimenti in altre parti del mondo, quali Inghilterra e Stati Uniti, dove la conservazione dei resti fossili era più scarsa, contribuendo così ad ampliare notevolmente le conoscenze sulla biodiversità di questo periodo della storia della vita. |