| Si tratta di un fenomeno noto sin dal Quattrocento, soprattutto in relazione al trasporto ed al commercio del sale, considerato ‘oro bianco’ per la sua funzione essenziale nella conservazione di molti alimenti. Ma nelle zone del Comasco inizialmente anche la biada era stata oggetto di contrabbando, in quanto veniva trasportata dal Ducato di Milano alla Repubblica di Venezia e nei Grigioni. Nonostante il continuo inasprimento delle leggi doganali a partire soprattutto dall’Ottocento, il contrabbando nelle valli comasche ed in Valle Albano fu un fenomeno sociale esteso e radicato, quasi sempre legato alle necessità di sostentamento delle famiglie valligiane, soprattutto in annate e stagioni particolarmente avare di risorse agricole.
La particolare conformazione e posizione geografica della Valle Albano, inoltre, favorì inevitabilmente lo sviluppo di traffici illeciti di merci sul confine italosvizzero, che coinvolsero molti valligiani nei tentativi di importare generi alimentari richiesti come lo zucchero e la farina, solitamente assai meno costosi in territorio svizzero. Il governo italiano tentò più volte di ridurre l’entità del fenomeno ricercando anche una possibile intesa con la Svizzera, che però non aveva nessun interesse a sottoscrivere l’accordo, poiché le attività commerciali alimentate dal contrabbando erano rilevanti, mentre con l’aumento dei controlli si sarebbero in parte limitate le esportazioni e si sarebbe potuta rischiare una crisi economica diffusa nelle zone elvetiche di confine.
Il commercio delle merci contrabbandate non fu sempre diretto verso l’Italia: infatti durante la Prima e Seconda Guerra Mondiale la Svizzera, trovandosi isolata tra le nazioni belligeranti, aveva forti necessità di derrate alimentari e questa situazione contribuì ad invertire il flusso tradizionale dei generi di contrabbando che assunse una dimensione inedita in particolare tra l’autunno del 1943 e l’estate del 1948. Questo periodo è stato infatti ricordato come ‘epoca del riso’, poiché questa derrata fu a lungo predominante tra i generi alimentari trasportati in Svizzera. In cambio del riso si ricevevano sigarette, saccarina e sale. Nel dopoguerra si è invece individuato il cosiddetto periodo del tabacco, quando il crollo del franco svizzero e l’adeguamento dei prezzi italiani al mercato internazionale avevano incentivato il traffico di sigarette dalla Svizzera all’Italia.
I contrabbandieri venivano chiamati in gergo dialettale sfroosadòr (da andàa de sfroos, andare di frodo, senza autorizzazione) o anche spalloni, poiché erano soliti trasportare sulle proprie spalle un grosso involucro rettangolare predisposto per contenere le merci. Tuttavia in Valle Albano non veniva normalmente usato il termine spalloni, così come cuntrabandèer, pronunciato con la fonetica del dialetto comasco. Al loro posto si utilizzava il termine cuntrabandèr, pronunciato con l’articolazione retroflessa della r del gruppo tr, tipica dei dialetti di origine siciliana e legata a Germasino proprio a causa dell’emigrazione in Sicilia di molti valligiani tra il Cinquecento e l’Ottocento. Il linguaggio dei contrabbandieri e con cui gli abitanti della Valle Albano facevano riferimento alle attività di contrabbando andava ben oltre il semplice uso del dialetto, che era comunque la lingua corrente parlata dalla popolazione. In realtà i contrabbandieri avevano elaborato un gergo particolare che permetteva loro di scambiarsi informazioni senza essere compresi dai finanzieri, soprannominati canarini per via della fiamma gialla che contraddistingueva la loro divisa. Così, anche le merci erano denominate con termini gergali: il tabacco si definiva “foglia di Lugano”, lo zucchero “ossa di morto” e la saccarina “coniglio bianco”. Oltre ad adottare diverse espressioni in codice, veniva spesso utilizzato un linguaggio simbolico: ad esempio, le imposte e le finestre chiuse o semichiuse o ancora la biancheria stesa in un determinato modo indicavano se la via di transito era controllata dai gendarmi. Anche le donne ricoprivano un ruolo importante per la buona riuscita dell’operazione, in quanto con varie astuzie controllavano i finanzieri e si informavano sugli orari dei loro turni di guardia. Dalle testimonianze ancor oggi reperibili tra gli abitanti più anziani si evince che il fenomeno del contrabbando fu indubbiamente molto radicato nel tessuto sociale della Valle fino almeno alla metà del secolo scorso, in quanto spesso coinvolgeva a diversi livelli e per molti anni tutti i componenti del nucleo familiare di un cuntrabandèr. |