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L’importanza storica del Passo di San Jorio

Nella percezione e quindi nello studio di un territorio si tende comunemente a privilegiare la visione del luogo geografico, costituito essenzialmente dalla natura e dal paesaggio, trascurando o comunque ponendo in secondo piano la conoscenza della storia e della cultura materiale, che sono parte integrante del territorio stesso e che si esprimono anche attraverso i racconti, le tecniche e le tradizioni superstiti, spesso tramandate oralmente da una generazione all’altra. La Valle Albano si presta molto bene ad un approccio conoscitivo pluridisciplinare poiché il territorio che la contraddistingue gode di un’elevata naturalità e della presenza di particolari manifestazioni storiche, culturali e commerciali che consentono di ricostruire le varie tipologie delle attività umane attraverso i secoli. Si tratta quindi di perseguire una naturale valorizzazione delle ricchezze ambientali, culturali e storiche della valle, integrandole in modo sinergico e coordinato con la finalità di renderle fruibili attraverso una appropriata conoscenza e divulgazione.

La Valle Albano, grazie alla sua particolare posizione geografica, ha sempre ricoperto un ruolo di notevole rilievo nell’ambito delle vie di comunicazione tra il territorio lariano e la Svizzera. I primi passaggi furono probabilmente tracciati dai Celti, giunti dal nord delle Alpi intorno al 600 a.C. e quindi insediatisi in tutto il territorio dell’Alto Lario, anche se in realtà si deve attribuire soprattutto ai Romani il merito di aver potenziato ed ampliato in modo sistematico le comunicazioni stradali e le vie d’acqua in tutta la provincia comasca. L’origine di alcuni toponimi presenti nella Valle, come quelli indicanti i passi di San Jorio e del Giovo, potrebbe dimostrare una possibile prima apertura di tali vie di comunicazione ad opera dei Romani. Giovo, in particolare, potrebbe derivare da iugum (giogo, sommità o cresta di monte). Secondo alcune fonti la strada che dal Lario giungeva alle montagne attraversando la Valle Albano sarebbe stata costruita nei primi anni del V secolo d.C., al tempo delle invasioni dei Visigoti, per mettere in comunicazione Roveredo, situato in Val Mesolcina, con il Lago di Como. Vi sono tuttavia anche altre interpretazioni: la costruzione della strada che conduce a San Jorio potrebbe essere stata ordinata dalla regina Teodolinda, sovrana dei Longobardi, con l’intenzione di utilizzare questo nuovo passaggio per raggiungere più facilmente i Grigioni.

Nel periodo Carolingio i monaci del convento di Reichenau possedevano alcuni terreni con annesse strutture ad uso agricolopastorale a Gravedona e a Domaso: si può quindi supporre che scendessero periodicamente dal lago di Costanza per venire a ritirare l’olio ed il vino proprio attraverso la strada del San Jorio. Indubbiamente è nel corso del Medioevo che queste vie di comunicazione conobbero uno sviluppo significativo, in particolare quando ebbe inizio la ristrutturazione dell’antica rete viaria mediante il riassetto delle percorrenze protostoriche, delle strade romane e delle relative infrastrutture. Secondo alcuni storici tedeschi in questo periodo la strada del San Jorio rappresentava una via commerciale per lo scambio dei cereali con l’Oberland Bernese. Da un documento del 20 giugno 1465 si evince che questa strada era molto frequentata dai mercanti locali e forestieri per il trasporto di vari tipi di merce: ferro, lane, spezie, formaggi e cuoio4. Nell’Alto Medioevo, inoltre, con l’affermarsi del Cristianesimo, il fenomeno del pellegrinaggio si affiancò e talvolta sostituì le tradizionali tipologie di spostamento adottate in età Romana, tipicamente mercantili e militari, contribuendo alla riattivazione ma anche all’apertura di nuove vie di comunicazione sulle Alpi.

Tra le chiese edificate appositamente in particolari località di transito potrebbe quindi trovarsi anche la stessa Chiesa di S. Jorio, di probabili origini medievali e più volte ristrutturata fino all’Ottocento: situata lungo il sentiero di percorrenza, quindi facilmente raggiungibile da pellegrini e viandanti, nella prima metà del Cinquecento fu anche inevitabilmente caricata di valori simbolici in difesa del cattolicesimo contro la minaccia della riforma luterana che si stava rafforzando a nord delle Alpi. In Età moderna la via del passo San Jorio, utilizzata anche per il trasporto in Val Morobbia del ferro lavorato a Dongo, risultava spesso poco sicura a causa delle continue scorrerie dei briganti che attaccavano le carovane mercantili, come ricordato dagli atti di una visita pastorale di fine Cinquecento: “questa strada se ben è breve è però difficile et pericolosa per molti assasinamenti, che si fanno sulla summità del monte avanti la calata vicino a Santo Jorio”. La storia più recente delle vie di comunicazione nella Valle Albano ci conferma l’utilizzo della strada del S. Jorio per scopi militari: il 29 e 30 ottobre del 1848, infatti, proprio su questo percorso, la colonna garibaldina del Generale Medici, proveniente da Bellinzona e diretta verso Como, si trovò in grande difficoltà a causa della neve alta e della mancanza di coordinamento e dovette quindi rinunciare alla spedizione. Altre notizie riguardano gli avvenimenti della Prima Guerra Mondiale, quando la strada che saliva verso la Valle Albano venne trasformata in strada militare e compresa nelle opere di fortificazione della linea Occupazione e Frontiera Nord – V Armata (1916), poste a difesa della Lombardia e soprattutto di Milano, nel caso di una violazione della neutralità svizzera da parte dell’esercito tedesco. Oggi il tragitto che da Dongo conduce in territorio elvetico non ha più valore dal punto di vista commerciale. L’ampliamento della rete viaria tra Italia e Svizzera, in particolare dopo l’apertura dei passi del S. Bernardino, dello Spluga e del Lucomagno, ha fatto perdere al Passo di S. Jorio l’importanza avuta in passato. Questo storico passaggio resta ora un valico di confine raggiungibile da tutti gli escursionisti che vogliono ripercorrere gli antichi sentieri.

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